Spariti seicento bidoni di rifiuti depositati in due capannoni dell’Enea di Rotondella .
Un quantitativo di materiale radioattivo sarebbe stato ceduto, con la complicità della ‘Ndrangheta, da una società italiana all’Iraq di Saddam Hussein. Lo rivela Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali e tra i massimi esperti della mafia calabrese, nel suo ultimo libro dal titolo ”Ndrangheta’. Nicaso spiega che su questa attività, confermata anche da un documento ora desecretato della Cia, sta indagando la Direzione distrettuale antimafia di Potenza. Secondo il documento, una società italiana, attraverso il Cnen (Comitato nazionale per l’energia nucleare) avrebbe fornito, in tre occasioni, nel 1979 e nel 1982, uranio al regime di Saddam che voleva dotarsi di armamenti nucleari.”Durante gli anni Settanta e i primi anni Ottanta -si legge nel documento della Cia citato da Nicaso- l’Iraq acquistò uranio in varie forme dal mercato internazionale. Questi materiali includevano circa 486 tonnellate di yellowcake, 33.470 chilogrammi di diossido d’uranio (2,6% di ‘uranio’ 235), e 6005 chilogrammi di diossido di uranio ‘depleto’ da Portogallo, Italia, Nigeria e Brasile”.Nicaso parla anche del memoriale che Francesco Fonti, un ex affiliato alla ‘ndrangheta, ha consegnato alla Direzione nazionale antimafia. Fonti tira in ballo diversi boss calabresi impegnati in un business di rifiuti tossici e radioattivi. Un’operazione messa in atto per far sparire seicento bidoni di rifiuti depositati in due capannoni dell’Enea di Rotondella, provenienti da Italia, Svizzera, Francia, Germania e Stati Uniti. I bidoni furono fatti sparire tra il 10 e l’11 ottobre 1987, e per l’operazione Fonti ricevette 660 milioni di lire di compenso, dei quali 500 andarono alle famiglie di San Luca. ”Nel memoriale -scrive Nicaso- si parla anche di altre spedizioni di uranio, di Kalashnikov, di mazzette, di politici compiacenti, di navi cariche di materiale radioattivo affondate nello Jonio e nel Tirreno”. Sulle dichiarazioni di Fonti, spiega Nicaso, sta indagando la Direzione distrettuale antimafia di Potenza. E un avviso di garanzia è stato notificato a otto ex dirigenti del Centro Enea e a due presunti appartenenti alla ‘ndrangheta.
Add comment Dicembre 4, 2007
Ripensiamo le F.A.L.

(Non interverrà più Giuseppe Cancelliere ma Diana Armento dell’Uds Matera e Vice-Presidente della Consulta)
Add comment Dicembre 1, 2007
Immigrazione, integrazione, indignazione
Il principale rischio che si corre quando bisogna affrontare un argomento di cui tutti hanno già parlato non è tanto legato
alla paura di scadere nel banale (cosa che, diciamoci pure la verità, talvolta è quasi impossibile da evitare), quanto al timore di non riuscire a cogliere realmente l’essenza del problema, spinti dalla presunzione del dire qualcosa di diverso. Ebbene, tutto nasce da quando il Parlamento dell’Informazione, i cui membri non potevano non essere che i cronisti mediatici, ha eletto Novembre a mese della questione Immigrazione. Poteva scegliere il tema inquinamento (i dati sulle malformazioni che sta causando in Giappone sono davvero allarmanti), scuola (vabbè, quello ormai viene scartato a priori), violenza sulle donne, “mal di vivere” giovanile che ha spinto l’ennesimo ragazzo al suicidio, crisi politica e tanti altri ancora; invece, ha deciso che l’opinione pubblica italiana dovesse necessariamente far finta di interessarsi alla questione delle minoranze straniere e della xenofobia. Premettendo che l’intenzione non è affatto quella di sminuire un tema di così grande attualità e valore, ritengo necessario puntare ancora una volta il dito contro una società e una classe politica che non realizza l’importanza e la delicatezza di determinati equilibri e tensioni e continua a strumentalizzare questioni come queste per condurre le proprie battaglie populistiche alla ricerca di consensi. Ma veniamo a noi. E’ ormai risaputo che il nostro Stivale, soprattutto a partire dal crollo del regime sovietico e dagli anni della guerra nell’ex-Jugoslavia, è diventato uno delle mete principali scelte dagli emigranti. Stando ai dati che pubblica il Corriere, gli immigrati regolari in Italia sono circa il 6,2 % della popolazione complessiva, di cui solo il 10,3% è stabilito al Sud. In Basilicata se ne contano circa 30000 di svariate etnie, persino statunitensi (si, sono immigrati anche loro, anche se non vendono fazzoletti ai semafori o non lavorano a nero nei campi). Naturalmente, impossibile dimenticare i tanti cittadini con gli occhi a mandorla, frequentissimi da incontrare lungo le strade centrali di Matera che, udite udite, nel giro di pochissimi anni hanno insegnato ai pigri materani il significato del termine “economia”, “iniziativa” e “impresa”, lasciando a bocca aperta tutti i proprietari di quelle attività commerciali che non hanno mai avuto grande successo. Ma al di là dei numeri, cosa ha prodotto,in una città piccola come la nostra, l’arrivo di nuove comunità e di diverse etnie? Sicuramente sarebbe utopistico parlare di una società multirazziale, ma per una volta i dati sembrano essere confortanti. L’integrazione c’è. Difficile, lenta, non priva di incomprensioni, ma esiste. Il merito? Potremmo citare delle associazioni che indubbiamente la favoriscono, potremmo citare le scuole che si impegnano a far conoscere le culture diverse e anche lo stereotipo del meridionale ospitale, ma forse sarebbe più giusto riconoscerlo a loro. Agli immigrati. Agli immigrati perché la maggior parte di loro è venuta qui per trovare lavoro e l’ha trovato, perché non si dedicano ad attività illegali (si parla, naturalmente, in generale), perché i loro figli giocano con i nostri nei cortili delle scuole, perchè sono riusciti a non creare ghetti, non causano problema o disagio, stanno imparando la nostra lingua, rispettano la nostra cultura e le nostre leggi. Attenzione, dunque, perché Matera partendo da qui è in grado stavolta di dare un enorme contributo a uno dei temi più attuali con i quali lo Stato si trova a dover fare i conti: l’immigrazione non è un male in sè o la causa indiretta dell’aumento dell’illegalità, della violenza o del degrado di una città. Può però diventarlo se non è in grado di creare una rete in cui essa può essere inserita. E a questo punto, è inutile continuare a puntarle il dito contro. Il problema è di un’Italia che deve riacquistare serietà e competenze per poter ridare dignità alla propria società.
(Articolo pubblicato su Blogmag Dicembre – Diana Armento)
1 comment Novembre 30, 2007
Sempre le solite scorie…

L’Italia “ferma” sul No al Nucleare
Vent’anni fa (8-9 novembre 1987) il popolo italiano, spinto dal disastro nucleare alla centrale di Chernobyl (Ucraina – 26 aprile 1986), che comportò ingenti danni a persone, cose, generi alimentari per la quantità di radiazioni rilasciata (pari a 200 volte quelle rilasciate in occasioni della bomba sganciata dagli USA su Hiroshima al termine della II Guerra Mondiale), si mobilitò per il referendum abrogativo sul nucleare sposando, con una percentuale bulgara di circa l’80% (i quesiti referendari erano tre ed ottennero percentuali quali 80.6%, 79.7%, 71.9%), la linea contraria alla localizzazione di impianti elettronucleari sul territorio italiano, ai contributi a regioni aventi impianti ed alla partecipazione dell’Enel alla realizzazione di impianti all’estero.
Ma a distanza di vent’anni, nonostante la ricerca e la possibilità di utilizzare le fonti rinnovabili come il sole, i politici nostrani, riuniti in una coalizione trasversale che esclude solo la sinistra “radicale” , sono ancora affascinati dalla sperimentazione dell’energia atomica. Tutti insieme, amorevolmente, a loro avviso, per abbattere i costi dell’energia, sulla spinta emotiva dell’aumento del petrolio. Ma sarà veramente cosi? Volutamente si tace sul problema dello smaltimento delle scorie da produrre (un insidioso regalino per noi e le generazioni future, proprio come per l’indebitamento pubblica, tutt’ora assestato sui 104mld di euro) e sul luogo in cui smaltirle.
Deposito unico
Nonostante il referendum del 1987, le scorie nucleari sul nostro territorio sono ancora presenti: viene stimato che, senza mutamenti della situazione attuale, la quantità di rifiuti da trattare ammonterebbe a 90 mila metri cubi (25 mila già stoccati negli oltre 20 siti presenti in 11 regioni italiane; altri 65 mila provenienti dallo smaltimento degli impianti nucleari dismessi. A ciò si aggiungerebbe la produzione media annuale per usi medico-industriale di 1000 metri cubi).
Un’altra Scanzano?
Lo scorso governo, quello guidato da Silvio Berlusconi, si era posto la stessa domanda dell’attuale: dove mettiamo le scorie? Senza consultare nessuno, saltò fuori la proposta di seppellire le scorie nucleari (categoria II e III, che decadono in un periodo che va da qualche decennio a qualche centinaia di migliaia di anni) in un territorio incontaminato (se non dalle industrie chimiche e dal centro nucleare di Trisaia di Rotondella), luogo di forte povertà (23% nel 2007), che vive grazie al turismo (si pensi a Policoro, Scanzano, Novasiri, ma anche la stessa Matera), proprio in riva al mare. Risultato? Scanzano Jonico, località: Terzo Cavone. Della serie: fatti una domanda e datti una risposta, ma la peggiore che ci possa essere. Ma dopo la massiccia ed imponente mobilitazione di Scanzano (23 novembre 2003 – 100.000 persone) il decreto n.314 del 13.11.2003 fu cancellato, ed ora? Che fine fanno le scorie? La Conferenza dei Presidenti delle Regioni, fermo restando la volontà dell’attuale governo di procedere verso il sito unico nazionale, e cercando di evitare l’effetto Nimby (ovvero No nel mio giardino) dei vari territori italiani, lavorerà con il tecnico della Regione Basilicata, Massimo Scudieri, per definire i criteri per un nuovo deposito nazionale di rifiuti superficiale o sub-superficiale.
Il ritorno delle 64 barre di uranio? Magari…
Scampato, nell’immediato il problema Scanzano, ci si è dimenticati di un vecchio problema, quello della centrale Itrec di Rotondella dove, dal 1963, sono ancora presenti 64 delle 84 barre di uranio-torio (rifiuti allo stato liquido, altamente radioattivi) provenienti direttamente da Elk River (USA) per essere riprocessate. Le rimanenti barre (64) di uranio-torio dovevano subire, dopo l’esito referendario, un processo di decommissioning (dismissione, pagato da noi cittadini con ben 100 euro all’anno all’Enel)… ma le barre sono ancora li ed i veri e propri proprietari, gli americani, non sono intenzionati a riprendersele. Il problema più rilevante è quello relativo alla sicurezza, ed incidenti ve ne sono stati: nel 1993 incidente alla tubatura; nel 1994 rottura serbatoio, con relativa perdita di liquido radioattivo nel terreno. Inoltre secondo i dati del Ministero della Salute, dal 1980 al 1998 vi è stato un forte aumento, del 50%, dei decessi per patologia neoplatistica. Pura casualità?
Basilicata: mare, monti, scorie e mafia
Che da tempo si pensasse alla Basilicata come pattumiera d’Italia è ormai noto, e non riguarda solo le scelte degli ultimi due governi. Nel 1978 volevano costruire una centrale nucleare in Trisaia (Rotondella) e un deposito di scorie a Craco nei Calanchi. A Ferrandina, invece, volevano realizzare una centrale a fusione nucleare. Stupendi ecomostri che avrebbero portato una regione martoriata dall’estrazione del petrolio al definitivo k.o. Ma la geniale idea di porre in Basilicata le scorie e materiale radioattivo non è tutelata dal diritto d’autore. Anche la ‘ndrangheta pensò bene di fare la stessa cosa. Secondo quanto documento anni or sono dal settimanale L’Espresso (i dati riportati sono suscettibili a modifiche per gli atti giudiziari che si susseguono da anni) ed inerente la collaborazione fra un pentito mafioso e l’Antimafia agli inizi del 1990, nel 1982 il mafioso Giuseppe Nirta ed i responsabili dei territorio di San Luca (il paese degli stragisti di Duisburg) e Mammasantissima avevano ricevuto la commissione di stoccare bidoni di rifiuti tossici ed occultarli in Calabria, in alcuni punti dell’Aspromonte e nelle fosse marine oppure all’esterno. Alla fine si decise di stoccare i 600 bidoni di rifiuti tossici e radioattivi in Basilicata per poi trasportarli, con 40 camion, a Livorno ed essere imbarcati su una nave diretta in Somalia (altro cimitero naturale). La nave, tuttavia, aveva una capienza per 500 bidoni e cosi, gli altri 100, tornarono in Basilicata dove furono seppelliti nel comune di Pisticci in località Coste della Crestagna. Dei fusti, tuttavia, non è stato trovato nulla, nonostante la ricerche accurate. L’unico materiale trovato, nel 2003 a Pisticci, nel territorio di Fosso Lavandaio, legato sicuramente ad altri traffici, è stato disseppellito e negli ultimi giorni si sta provvedendo alle operazioni di bonifica
Insomma… la Basilicata si conferma l’isola felix, dei traffici felices.
(Articolo pubblicato su Blogmag Dicembre da Leonardo Madio)
3 comments Novembre 30, 2007
Violenza fascista anche quest’anno a Roma per l’elezione della Consulta
Una riunione organizzata presso il liceo Montale per nominare il presidente della Consulta studentesca della provincia di Roma è stata più volte disturbata dalle forze di destra giovanili. Lo ha denunciato con un comunicato stampa l’Unione degli Studenti, chiedendo anche alle istituzioni di intervenire per garantire un regolare svolgimento della consultazione.”Chiediamo l’annullamento delle votazioni e l’immediato ripristino di legalità e democrazia”, si afferma nella nota, visto che “frange dell’estrema destra, capeggiata da Azione studentesca e Blocco studentesco hanno fatto irruzione nella sala dove gli studenti stavano presentando le liste, provocando e minacciando in modo violento gli studenti di sinistra presenti in sala, nonchè inneggiando al fascismo e al duce”.
Secondo l’associazione studentesca infatti “è stato violato il regolamento elettorale con autocertificazioni false”. Il tutto, denuncia sempre l’Uds, senza che “nè l’ufficio scolastico provinciale nè le forze dell’ordine presenti in sala” abbiano accennato ad alcun intervento “per escludere gli esterni, garantendo il corretto svolgimento delle votazioni e la democraticità del voto”. L’associazione ha definito infatti “scandaloso” l’atteggiamento delle forze dell’ordine, “che in alcune componenti invece di intervenire per assicurare l’ordine pubblico, hanno minimizzato il tutto e in alcuni casi simpatizzato con l’estrema destra che si autodichiara neofascista”. Avrebbe poi fatto il resto, “l’inettitudine dell’Ufficio scolastico provinciale di Roma assolutamente incapace di gestire una situazione che ormai ha annullato ogni spirito democratico negli organi di rappresentanza studentesca”.
Un contesto difficile dunque, che ha spinto l’Unione degli studenti a chiedere un intervento direttamente del ministro Fioroni ma anche delle forze dell’ordine affinchè venga estromesso dalle liste “chiunque, in un modo palese, inneggiasse ai fascismi e usi la violenza come strumento”. Al responsabile del Viminale Amato, i ragazzi chiedono, poi, di “assicurare il più alto grado di sicurezza e legalità delle elezioni che sono ancora in corso”.
Inoltre, l’Uds ha esortato “il vice presidente della Camera Giorgia Meloni, presidente di Azione Giovani, associazione giovanile di Alleanza Nazionale” a dimettersi immediatamente, visto “che nelle scuole insieme a Blocco studentesco stanno inneggiando al fascismo, costituendo palesi margini di reato di apologia”.
Add comment Novembre 27, 2007
Rassegna Stampa 18 Novembre su manifestazione di ieri
Add comment Novembre 18, 2007
Considerazioni post 17 Novembre – Roberto Iovino Coord. Nazionale
ROMA – “Siamo più che soddisfatti: negli oltre 80 cortei studenteschi, organizzati in tutta Italia, hanno sfilato migliaia di studenti medi ed universitari”. A dirlo è Roberto Iovino, Coordinatore nazionale dell’Unione degli studenti, alla testa del corteo romano, partito intorno alle 10:30 da piazza Esedra e conclusosi poco dopo mezzogiorno in una piazza Venezia in cui, dice, “c’è tuttora davvero un bel colpo d’occhio: la mia stima è di circa 5/6.000 partecipanti”.
A Iovino arrivano buone notizie anche da altre città della Penisola, soprattutto da Firenze e Milano, dove “diverse migliaia di studenti sono scesi in piazza per rivendicare maggiori provvedimenti per l’istruzione, l’università e la ricerca”. Noi, prosegue, “abbiamo scelto la via della mobilitazione, oggi, perchè dal ministro della Pubblica istruzione Fioroni ci aspettiamo delle risposte sulla legge sul diritto allo studio, ma chiediamo anche maggiori spazi per gli studenti nell’organizzazione didattica ed un progetto di riforma del sapere più ampio, visto che la scuola rimane vecchia, mentre la società evolve”.
Oggi, 17 novembre, è anche la IV Giornata internazionale di mobilitazione studentesca e “così noi – osserva il Coordinatore nazionale dell’Unione degli studenti – “abbiamo scelto di promuovere cortei in questa giornata per richiamare l’attenzione delle istituzioni italiane sul fatto che il nostro paese è ancora tra gli ultimi negli investimenti di risorse per il diritto allo studio e per l’accesso al sapere”.
All’indomani del Vaffa Fioroni day, Iovino vuole commentare quella che definisce “una manifestazione drammaticamente fallita. Noi – incalza – avevamo giorni fa denunciato che si trattava di una bufala, poichè chi si collegava al sito internet del Vaffa Fioroni day veniva ‘dirottato’ a quello di Azione studentesca, l’organizzazione degli studenti di Alleanza nazionale”.
Add comment Novembre 17, 2007
Considerazioni sul 17novembre – 2
La manifestazione non è andata male, nonostante i mille problemi che gli organizzatori (e per questo ringrazio Diana, Antonello, Massimo, Vito, Mario e Cristiana, su quali è gravato lo stress e non solo) hanno avuto, nonostante il mercato, nonostante il freddo. Il problema afferisce all’individualismo di molta della collettività materana studentesca, sfiduciata davanti qualsiasi mobilitazione o proposta. A noi ed a tutti gli studenti che oggi sono stati partecipi spetta l’arduo, faticoso, stressante compito di continuare a sensibilizzare questi giovani e di rimediare agli errori nei quali siamo incorsi. Perchè un’altra scuola ed un’altra Lucania è possibile ed a renderla possibile dobbiamo essere NOI. Perchè la forza delle nostre idee la voglia di cambiare è maggiore di quella dell’indifferenza ostentata da larga parte dei giovani e dei meno giovani.
Un ringraziamento sentito, ancora una volta, per il lavoro svolto ai ragazzi di cui sopra.
Leonardo Madio
Add comment Novembre 17, 2007
Considerazioni sul 17novembre
Ce l’abbiamo fatta. Nonostante tutto. Il risultato più importante che potevamo aspettarci alla nostra prima uscita più “impegnativa” dopo Palazzo Lanfranchi era che tutto andasse per il meglio, è così è stato. ce l’abbiamo fatta nonostante le mille difficoltà, il passivismo solito delle istituzioni, l’assenza (con giustifiche d’occasione) di rappresentanti delle istituzioni, nonostante le difficoltà trovate di fronte a una burocrazia ostruzionista e malata. Eravamo in pochi, è vero, ma sono convinto e voglio sperare che solo col tempo e con l’esperienza riusciremo a coinvolgere un sempre maggior numero di studenti, e che questi impareranno che l’assenza a queste manifestazioni è una mancanza di rispetto verso loro stessi. Perchè qui c’è in gioco il nostro futuro, il loro futuro. E non lasceremo “crescerci” con la schiena piegata.
Andiamo avanti con nuovi obiettivi e una rinnovata voglia di fare, sperando di coinvolgere sempre più gente nei nostri progetti. Un grazie a tutti coloro che insieme a noi si sono veramente “sprecati” perchè tutto riuscisse ed andasse per il meglio e ai presenti, che oltre ad un vero e dimostrato interesse verso i temi affrontati hanno dimostrato un grande senso civico, rispettando la piazza e l’ordine pubblico. Cose che oggi non sono poi così “scontate”. Grazie
Massimo Abbatino
Unione degli Studenti – Matera
2 comments Novembre 17, 2007
Il 17 Novembre oscurato dalla stampa nazionale
Almeno 100.000 studenti sono scesi in piazza questa mattina in più di 80 città, nonostante le condizioni metereologiche avverse in molti capoluoghi; gli studenti hanno sfidato le piogge e la neve, bloccando le scuole per chiedere al ministro Fioroni e a Prodi di ascoltare le nostre rivendicazioni.
Chiediamo al Ministro Fioroni di mantenere gli impegni presi: i finanziamenti per la scuola pubblica in Finanziaria sono ancora troppo esigui e continuiamo a non riscontrare cambiamenti concreti nelle nostre scuole.
Denunciamo il fatto che nonostante il successo delle manifestazioni di oggi la stampa italiana continua a dare grande spazio alle destre disinteressandosi di un movimento che ha saputo creare partecipazione in tutte le scuole durante tutto l’autunno con assemblee, mobilitazioni e forum di discussione che hanno visto nella giornata di oggi un forte momento di protagonismo.
Vogliamo infine esprimere il nostro profondo cordoglio alla famiglia di Michele Giollo, un ragazzo che è deceduto dopo essere stato investito da un bus mentre si stava recando alla manifestazione studentesca organizzata a Bassano del Grappa. Tutta la nostra organizzazione esprime cordoglio e vicinanza alla famiglia, agli amici e agli studenti di Bassano.
5 comments Novembre 17, 2007