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Dalla Trisaia: No alle compensazioni
No scorie Trisaia chiede al Presidente della Regione Basilicata, De Filippo di convocare con urgenza al Tavolo della Trasparenza di martedì prossimo 4 dicembre anche i dirigenti dell’ENEA che non possono defilarsi in base alle responsabilità affidate dal Governo Prodi e dal suo Ministro Bersani a questo Ente per la scelta del sito unico ove realizzare il deposito italiano delle scorie radioattive a cui vi provvederà la SOGIN SpA.E’ infatti acclarato che L’ENEA, sulla questione nucleare, ha assunto più rilievo della stessa SOGIN SpA, al punto che questo ente pubblico sta sperperando grossi investimenti nella ricerca sul nucleare a scapito delle energie alternative pagate dagli italiani attraverso la bolletta energetica nonostante abbiano detto no con un Referendum al nucleare.Inoltre, assieme alla Sogin SpA, l’ENEA collabora con l’Istituto americano Batteile per le nuove strategie nucleari in Europa. Sempre ENEA avrà un ruolo fondamentale nella scelta del deposito unico per le scorie radioattive. Il suo presidente, il prof Paganetto che ha sostituito il prof. Rubbia, è un nuclearista dichiarato ed ha fondato con Chicco Testa, ex presidente dell’Enel l’associazione Pimby (acronimo inglese che significa “si nel mio giardino ma compensatemi”)che rappresenta la nuova strategia mediatica e di convincimento messa in atto dal governo Prodi sotto la potente spinta delle lobby e del partito trasversale del nucleare per realizzare il deposito unico.In questo modo si vogliono “drogare” i comuni con le compensazioni economiche così come è stato fatto con la pubblicazione di un recente decreto che affida alla Provincia di Matera oltre 2,8 milioni di Euro ed altrettanti al Comune di Rotondella per un totale di quasi 6 milioni di euro (analogamente sta accadendo negli altri comuni nuclearizzati italiani).No Scorie Trisaia ricorda ai Lucani come il sito dell’Enea di Rotondella nel 1978 doveva diventare una centrale nucleare ed i calanchi di Craco-Tursi- Stigliano il deposito di scorie in Basilicata. Aver prescelto la Regione Basilicata per coordinare il gruppo di lavoro che dovrà giungere alla “soluzione finale” non può far stare tranquilli i Lucani. Massimo Romano, amministratore della Sogin SpA, ha dichiarato di recente che servirebbero 50 ettari ubicati magari nelle vicinanze di un centro di ricerca per ubicarci il deposito unico delle scorie radioattive. Non crediamo più quindi alle “favole” del Centro della Trisaia ove si svolgono corsi di formazione o si promuovono le fattorie del vento agli studenti, mentre l’ENEA studia in segreto il possibile sito ove verranno stoccate le scorie radioattive che di fatto sblocca anche il nucleare in Italia. E’ infatti impressionante la catena di accordi a livello internazionale che l’ENEL ha contratto prima con le centrali nucleari dell’est ed ora addirittura con la Francia dove ha acquisito il 12,5 delle azione del reattore EPR, proprio quello a cui i francesi si stanno opponendo. L’ENEL ha acquisito inoltre anche il 12,5 delle scorie che lo stesso reattore produrrà, anche questi sono i motivi della spasmodica ricerca del deposito unico per le scorie ove potrà essere stoccato anche il combustibile nucleare riprocessato. E’ vergognoso che Enea, Enel e Sogin prelevino dalla bolletta i soldi che dovrebbero servire per mettere in sicurezza le scorie radioattive mentre indirettamente si stia con questi soldi finanziando la ripresa della produzione elettrica attraverso il nucleare in Italia (visto i notevoli ritardi dei lavori del decommissioning).
Add comment Dicembre 4, 2007
Spariti seicento bidoni di rifiuti depositati in due capannoni dell’Enea di Rotondella .
Un quantitativo di materiale radioattivo sarebbe stato ceduto, con la complicità della ‘Ndrangheta, da una società italiana all’Iraq di Saddam Hussein. Lo rivela Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali e tra i massimi esperti della mafia calabrese, nel suo ultimo libro dal titolo ”Ndrangheta’. Nicaso spiega che su questa attività, confermata anche da un documento ora desecretato della Cia, sta indagando la Direzione distrettuale antimafia di Potenza. Secondo il documento, una società italiana, attraverso il Cnen (Comitato nazionale per l’energia nucleare) avrebbe fornito, in tre occasioni, nel 1979 e nel 1982, uranio al regime di Saddam che voleva dotarsi di armamenti nucleari.”Durante gli anni Settanta e i primi anni Ottanta -si legge nel documento della Cia citato da Nicaso- l’Iraq acquistò uranio in varie forme dal mercato internazionale. Questi materiali includevano circa 486 tonnellate di yellowcake, 33.470 chilogrammi di diossido d’uranio (2,6% di ‘uranio’ 235), e 6005 chilogrammi di diossido di uranio ‘depleto’ da Portogallo, Italia, Nigeria e Brasile”.Nicaso parla anche del memoriale che Francesco Fonti, un ex affiliato alla ‘ndrangheta, ha consegnato alla Direzione nazionale antimafia. Fonti tira in ballo diversi boss calabresi impegnati in un business di rifiuti tossici e radioattivi. Un’operazione messa in atto per far sparire seicento bidoni di rifiuti depositati in due capannoni dell’Enea di Rotondella, provenienti da Italia, Svizzera, Francia, Germania e Stati Uniti. I bidoni furono fatti sparire tra il 10 e l’11 ottobre 1987, e per l’operazione Fonti ricevette 660 milioni di lire di compenso, dei quali 500 andarono alle famiglie di San Luca. ”Nel memoriale -scrive Nicaso- si parla anche di altre spedizioni di uranio, di Kalashnikov, di mazzette, di politici compiacenti, di navi cariche di materiale radioattivo affondate nello Jonio e nel Tirreno”. Sulle dichiarazioni di Fonti, spiega Nicaso, sta indagando la Direzione distrettuale antimafia di Potenza. E un avviso di garanzia è stato notificato a otto ex dirigenti del Centro Enea e a due presunti appartenenti alla ‘ndrangheta.
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Ripensiamo le F.A.L.

(Non interverrà più Giuseppe Cancelliere ma Diana Armento dell’Uds Matera e Vice-Presidente della Consulta)
Add comment Dicembre 1, 2007
Immigrazione, integrazione, indignazione
Il principale rischio che si corre quando bisogna affrontare un argomento di cui tutti hanno già parlato non è tanto legato
alla paura di scadere nel banale (cosa che, diciamoci pure la verità, talvolta è quasi impossibile da evitare), quanto al timore di non riuscire a cogliere realmente l’essenza del problema, spinti dalla presunzione del dire qualcosa di diverso. Ebbene, tutto nasce da quando il Parlamento dell’Informazione, i cui membri non potevano non essere che i cronisti mediatici, ha eletto Novembre a mese della questione Immigrazione. Poteva scegliere il tema inquinamento (i dati sulle malformazioni che sta causando in Giappone sono davvero allarmanti), scuola (vabbè, quello ormai viene scartato a priori), violenza sulle donne, “mal di vivere” giovanile che ha spinto l’ennesimo ragazzo al suicidio, crisi politica e tanti altri ancora; invece, ha deciso che l’opinione pubblica italiana dovesse necessariamente far finta di interessarsi alla questione delle minoranze straniere e della xenofobia. Premettendo che l’intenzione non è affatto quella di sminuire un tema di così grande attualità e valore, ritengo necessario puntare ancora una volta il dito contro una società e una classe politica che non realizza l’importanza e la delicatezza di determinati equilibri e tensioni e continua a strumentalizzare questioni come queste per condurre le proprie battaglie populistiche alla ricerca di consensi. Ma veniamo a noi. E’ ormai risaputo che il nostro Stivale, soprattutto a partire dal crollo del regime sovietico e dagli anni della guerra nell’ex-Jugoslavia, è diventato uno delle mete principali scelte dagli emigranti. Stando ai dati che pubblica il Corriere, gli immigrati regolari in Italia sono circa il 6,2 % della popolazione complessiva, di cui solo il 10,3% è stabilito al Sud. In Basilicata se ne contano circa 30000 di svariate etnie, persino statunitensi (si, sono immigrati anche loro, anche se non vendono fazzoletti ai semafori o non lavorano a nero nei campi). Naturalmente, impossibile dimenticare i tanti cittadini con gli occhi a mandorla, frequentissimi da incontrare lungo le strade centrali di Matera che, udite udite, nel giro di pochissimi anni hanno insegnato ai pigri materani il significato del termine “economia”, “iniziativa” e “impresa”, lasciando a bocca aperta tutti i proprietari di quelle attività commerciali che non hanno mai avuto grande successo. Ma al di là dei numeri, cosa ha prodotto,in una città piccola come la nostra, l’arrivo di nuove comunità e di diverse etnie? Sicuramente sarebbe utopistico parlare di una società multirazziale, ma per una volta i dati sembrano essere confortanti. L’integrazione c’è. Difficile, lenta, non priva di incomprensioni, ma esiste. Il merito? Potremmo citare delle associazioni che indubbiamente la favoriscono, potremmo citare le scuole che si impegnano a far conoscere le culture diverse e anche lo stereotipo del meridionale ospitale, ma forse sarebbe più giusto riconoscerlo a loro. Agli immigrati. Agli immigrati perché la maggior parte di loro è venuta qui per trovare lavoro e l’ha trovato, perché non si dedicano ad attività illegali (si parla, naturalmente, in generale), perché i loro figli giocano con i nostri nei cortili delle scuole, perchè sono riusciti a non creare ghetti, non causano problema o disagio, stanno imparando la nostra lingua, rispettano la nostra cultura e le nostre leggi. Attenzione, dunque, perché Matera partendo da qui è in grado stavolta di dare un enorme contributo a uno dei temi più attuali con i quali lo Stato si trova a dover fare i conti: l’immigrazione non è un male in sè o la causa indiretta dell’aumento dell’illegalità, della violenza o del degrado di una città. Può però diventarlo se non è in grado di creare una rete in cui essa può essere inserita. E a questo punto, è inutile continuare a puntarle il dito contro. Il problema è di un’Italia che deve riacquistare serietà e competenze per poter ridare dignità alla propria società.
(Articolo pubblicato su Blogmag Dicembre – Diana Armento)
1 comment Novembre 30, 2007
Sempre le solite scorie…

L’Italia “ferma” sul No al Nucleare
Vent’anni fa (8-9 novembre 1987) il popolo italiano, spinto dal disastro nucleare alla centrale di Chernobyl (Ucraina – 26 aprile 1986), che comportò ingenti danni a persone, cose, generi alimentari per la quantità di radiazioni rilasciata (pari a 200 volte quelle rilasciate in occasioni della bomba sganciata dagli USA su Hiroshima al termine della II Guerra Mondiale), si mobilitò per il referendum abrogativo sul nucleare sposando, con una percentuale bulgara di circa l’80% (i quesiti referendari erano tre ed ottennero percentuali quali 80.6%, 79.7%, 71.9%), la linea contraria alla localizzazione di impianti elettronucleari sul territorio italiano, ai contributi a regioni aventi impianti ed alla partecipazione dell’Enel alla realizzazione di impianti all’estero.
Ma a distanza di vent’anni, nonostante la ricerca e la possibilità di utilizzare le fonti rinnovabili come il sole, i politici nostrani, riuniti in una coalizione trasversale che esclude solo la sinistra “radicale” , sono ancora affascinati dalla sperimentazione dell’energia atomica. Tutti insieme, amorevolmente, a loro avviso, per abbattere i costi dell’energia, sulla spinta emotiva dell’aumento del petrolio. Ma sarà veramente cosi? Volutamente si tace sul problema dello smaltimento delle scorie da produrre (un insidioso regalino per noi e le generazioni future, proprio come per l’indebitamento pubblica, tutt’ora assestato sui 104mld di euro) e sul luogo in cui smaltirle.
Deposito unico
Nonostante il referendum del 1987, le scorie nucleari sul nostro territorio sono ancora presenti: viene stimato che, senza mutamenti della situazione attuale, la quantità di rifiuti da trattare ammonterebbe a 90 mila metri cubi (25 mila già stoccati negli oltre 20 siti presenti in 11 regioni italiane; altri 65 mila provenienti dallo smaltimento degli impianti nucleari dismessi. A ciò si aggiungerebbe la produzione media annuale per usi medico-industriale di 1000 metri cubi).
Un’altra Scanzano?
Lo scorso governo, quello guidato da Silvio Berlusconi, si era posto la stessa domanda dell’attuale: dove mettiamo le scorie? Senza consultare nessuno, saltò fuori la proposta di seppellire le scorie nucleari (categoria II e III, che decadono in un periodo che va da qualche decennio a qualche centinaia di migliaia di anni) in un territorio incontaminato (se non dalle industrie chimiche e dal centro nucleare di Trisaia di Rotondella), luogo di forte povertà (23% nel 2007), che vive grazie al turismo (si pensi a Policoro, Scanzano, Novasiri, ma anche la stessa Matera), proprio in riva al mare. Risultato? Scanzano Jonico, località: Terzo Cavone. Della serie: fatti una domanda e datti una risposta, ma la peggiore che ci possa essere. Ma dopo la massiccia ed imponente mobilitazione di Scanzano (23 novembre 2003 – 100.000 persone) il decreto n.314 del 13.11.2003 fu cancellato, ed ora? Che fine fanno le scorie? La Conferenza dei Presidenti delle Regioni, fermo restando la volontà dell’attuale governo di procedere verso il sito unico nazionale, e cercando di evitare l’effetto Nimby (ovvero No nel mio giardino) dei vari territori italiani, lavorerà con il tecnico della Regione Basilicata, Massimo Scudieri, per definire i criteri per un nuovo deposito nazionale di rifiuti superficiale o sub-superficiale.
Il ritorno delle 64 barre di uranio? Magari…
Scampato, nell’immediato il problema Scanzano, ci si è dimenticati di un vecchio problema, quello della centrale Itrec di Rotondella dove, dal 1963, sono ancora presenti 64 delle 84 barre di uranio-torio (rifiuti allo stato liquido, altamente radioattivi) provenienti direttamente da Elk River (USA) per essere riprocessate. Le rimanenti barre (64) di uranio-torio dovevano subire, dopo l’esito referendario, un processo di decommissioning (dismissione, pagato da noi cittadini con ben 100 euro all’anno all’Enel)… ma le barre sono ancora li ed i veri e propri proprietari, gli americani, non sono intenzionati a riprendersele. Il problema più rilevante è quello relativo alla sicurezza, ed incidenti ve ne sono stati: nel 1993 incidente alla tubatura; nel 1994 rottura serbatoio, con relativa perdita di liquido radioattivo nel terreno. Inoltre secondo i dati del Ministero della Salute, dal 1980 al 1998 vi è stato un forte aumento, del 50%, dei decessi per patologia neoplatistica. Pura casualità?
Basilicata: mare, monti, scorie e mafia
Che da tempo si pensasse alla Basilicata come pattumiera d’Italia è ormai noto, e non riguarda solo le scelte degli ultimi due governi. Nel 1978 volevano costruire una centrale nucleare in Trisaia (Rotondella) e un deposito di scorie a Craco nei Calanchi. A Ferrandina, invece, volevano realizzare una centrale a fusione nucleare. Stupendi ecomostri che avrebbero portato una regione martoriata dall’estrazione del petrolio al definitivo k.o. Ma la geniale idea di porre in Basilicata le scorie e materiale radioattivo non è tutelata dal diritto d’autore. Anche la ‘ndrangheta pensò bene di fare la stessa cosa. Secondo quanto documento anni or sono dal settimanale L’Espresso (i dati riportati sono suscettibili a modifiche per gli atti giudiziari che si susseguono da anni) ed inerente la collaborazione fra un pentito mafioso e l’Antimafia agli inizi del 1990, nel 1982 il mafioso Giuseppe Nirta ed i responsabili dei territorio di San Luca (il paese degli stragisti di Duisburg) e Mammasantissima avevano ricevuto la commissione di stoccare bidoni di rifiuti tossici ed occultarli in Calabria, in alcuni punti dell’Aspromonte e nelle fosse marine oppure all’esterno. Alla fine si decise di stoccare i 600 bidoni di rifiuti tossici e radioattivi in Basilicata per poi trasportarli, con 40 camion, a Livorno ed essere imbarcati su una nave diretta in Somalia (altro cimitero naturale). La nave, tuttavia, aveva una capienza per 500 bidoni e cosi, gli altri 100, tornarono in Basilicata dove furono seppelliti nel comune di Pisticci in località Coste della Crestagna. Dei fusti, tuttavia, non è stato trovato nulla, nonostante la ricerche accurate. L’unico materiale trovato, nel 2003 a Pisticci, nel territorio di Fosso Lavandaio, legato sicuramente ad altri traffici, è stato disseppellito e negli ultimi giorni si sta provvedendo alle operazioni di bonifica
Insomma… la Basilicata si conferma l’isola felix, dei traffici felices.
(Articolo pubblicato su Blogmag Dicembre da Leonardo Madio)
3 comments Novembre 30, 2007
Considerazioni post 17 Novembre – Roberto Iovino Coord. Nazionale
ROMA – “Siamo più che soddisfatti: negli oltre 80 cortei studenteschi, organizzati in tutta Italia, hanno sfilato migliaia di studenti medi ed universitari”. A dirlo è Roberto Iovino, Coordinatore nazionale dell’Unione degli studenti, alla testa del corteo romano, partito intorno alle 10:30 da piazza Esedra e conclusosi poco dopo mezzogiorno in una piazza Venezia in cui, dice, “c’è tuttora davvero un bel colpo d’occhio: la mia stima è di circa 5/6.000 partecipanti”.
A Iovino arrivano buone notizie anche da altre città della Penisola, soprattutto da Firenze e Milano, dove “diverse migliaia di studenti sono scesi in piazza per rivendicare maggiori provvedimenti per l’istruzione, l’università e la ricerca”. Noi, prosegue, “abbiamo scelto la via della mobilitazione, oggi, perchè dal ministro della Pubblica istruzione Fioroni ci aspettiamo delle risposte sulla legge sul diritto allo studio, ma chiediamo anche maggiori spazi per gli studenti nell’organizzazione didattica ed un progetto di riforma del sapere più ampio, visto che la scuola rimane vecchia, mentre la società evolve”.
Oggi, 17 novembre, è anche la IV Giornata internazionale di mobilitazione studentesca e “così noi – osserva il Coordinatore nazionale dell’Unione degli studenti – “abbiamo scelto di promuovere cortei in questa giornata per richiamare l’attenzione delle istituzioni italiane sul fatto che il nostro paese è ancora tra gli ultimi negli investimenti di risorse per il diritto allo studio e per l’accesso al sapere”.
All’indomani del Vaffa Fioroni day, Iovino vuole commentare quella che definisce “una manifestazione drammaticamente fallita. Noi – incalza – avevamo giorni fa denunciato che si trattava di una bufala, poichè chi si collegava al sito internet del Vaffa Fioroni day veniva ‘dirottato’ a quello di Azione studentesca, l’organizzazione degli studenti di Alleanza nazionale”.
Add comment Novembre 17, 2007
Considerazioni sul 17novembre – 2
La manifestazione non è andata male, nonostante i mille problemi che gli organizzatori (e per questo ringrazio Diana, Antonello, Massimo, Vito, Mario e Cristiana, su quali è gravato lo stress e non solo) hanno avuto, nonostante il mercato, nonostante il freddo. Il problema afferisce all’individualismo di molta della collettività materana studentesca, sfiduciata davanti qualsiasi mobilitazione o proposta. A noi ed a tutti gli studenti che oggi sono stati partecipi spetta l’arduo, faticoso, stressante compito di continuare a sensibilizzare questi giovani e di rimediare agli errori nei quali siamo incorsi. Perchè un’altra scuola ed un’altra Lucania è possibile ed a renderla possibile dobbiamo essere NOI. Perchè la forza delle nostre idee la voglia di cambiare è maggiore di quella dell’indifferenza ostentata da larga parte dei giovani e dei meno giovani.
Un ringraziamento sentito, ancora una volta, per il lavoro svolto ai ragazzi di cui sopra.
Leonardo Madio
Add comment Novembre 17, 2007
Considerazioni sul 17novembre
Ce l’abbiamo fatta. Nonostante tutto. Il risultato più importante che potevamo aspettarci alla nostra prima uscita più “impegnativa” dopo Palazzo Lanfranchi era che tutto andasse per il meglio, è così è stato. ce l’abbiamo fatta nonostante le mille difficoltà, il passivismo solito delle istituzioni, l’assenza (con giustifiche d’occasione) di rappresentanti delle istituzioni, nonostante le difficoltà trovate di fronte a una burocrazia ostruzionista e malata. Eravamo in pochi, è vero, ma sono convinto e voglio sperare che solo col tempo e con l’esperienza riusciremo a coinvolgere un sempre maggior numero di studenti, e che questi impareranno che l’assenza a queste manifestazioni è una mancanza di rispetto verso loro stessi. Perchè qui c’è in gioco il nostro futuro, il loro futuro. E non lasceremo “crescerci” con la schiena piegata.
Andiamo avanti con nuovi obiettivi e una rinnovata voglia di fare, sperando di coinvolgere sempre più gente nei nostri progetti. Un grazie a tutti coloro che insieme a noi si sono veramente “sprecati” perchè tutto riuscisse ed andasse per il meglio e ai presenti, che oltre ad un vero e dimostrato interesse verso i temi affrontati hanno dimostrato un grande senso civico, rispettando la piazza e l’ordine pubblico. Cose che oggi non sono poi così “scontate”. Grazie
Massimo Abbatino
Unione degli Studenti – Matera
2 comments Novembre 17, 2007
Dalla Trisaia
12.11.2007
A quattro anni da Scanzano continuiamo a denunciare il penoso immobilismo delle istituzioni sulla questione nucleare lucana e lo spreco di denaro pubblico.
Sul fronte della sicurezza e della salute pubblica:
1)Non conosciamo ancora il piano di emergenza nucleare esterno su Trisaia (ossia cosa fare in caso di contaminazione radioattiva) da realizzare a cura della prefettura ai sensi della legge 320/95 e successive modificazione, nonostante le promesse fatte ai numerosi tavoli della trasparenza. Non si conoscono allo stesso tempo i piani di emergenza delle dighe e degli invasi lucani.
2)Non sono ancora resi pubblici i dati sul monitoraggio sulle matrici alimentari e ambientali per la tutela del territorio da contaminazione radioattiva su bollettini ed internet, a disposizione di qualunque cittadino così come richiesto dalle associazioni da due anni ai tavoli della trasparenza all’Arpab.
3)Non conosciamo l’esistenza di un registro tumori nella Regione Basilicata, né di un’indagine epidemiologica sulla trisaia e nel territorio lucano per conoscere di cosa si muore in Basilicata.Ci chiediamo come spende i soldi in Basilicata l’assessorato alla sanità se non conosce nemmeno i mali di cui muoiono gli stessi lucani?
4)Dall’ultimo incidente accaduto alla fossa irreversibile nel centro nucleare di Trisaia (undici mesi fa) De Filippo, Santochirico e la Sogin tengono all’oscuro le popolazioni sull’evolversi della vicenda e non si convoca il tavolo istituzionale della trasparenza.Stesso discorso per tutte le altre operazioni di decommissioning.
5)Le barre di Elk River sono ancora in Trisaia, come pure i liquidi ad alta attività e l’impianto Itrec.
Sul fronte della spesa pubblica che grava sui cittadini :
I contribuenti in media pagano circa 80/100 euro l’anno per famiglia per la voce decommissioning sulla bolletta elettrica per mettere in sicurezza le scorie. Continuano invece i business nucleari dell’Enel nei paesi dell’Est (Slovacchia e Romania) dove con nuove centrali (di tipo russo degli anni 70 di II generazione in Slovacchia) l’Enel produrrà altre scorie da smaltire chissà dove.Sogin inoltre è convinta di fare business con i rifiuti nucleari di mezza Europa(decommissioning internazionale), ma gli manca il deposito dove smaltire queste scorie.
Deposito nazionale e siti contaminati:
Bersani e la lobby nucleare continuano, infatti, a cercare il deposito unico, con le campagne di riprocessamento intanto aumentano le quantità e le qualità delle scorie.Il riprocessamento inoltre alimenta la filiera militare con il plutonio e l’uranio impoverito da destinare agli armamenti, filiera anch’essa finanziata dallo stato.Il partito trasversale del nucleare vuole le centrali nucleari, dimenticando che abbiamo seri problemi sulla sicurezza del decommissioning e sulle scorie prodotte vent’anni fa. Il deposito nazionale di scorie sarà deciso entro sei mesi di concerto con le regioni, sarà ingegneristico di superfice.Prima di II e poi di III categoria, facendo leva sulle compensazioni ( il nuovo effetto Pimby creato dalla propaganda nucleare), ossia ti pago prima e faccio quello che voglio nel tuo giardino. Nel frattempo la propaganda dei prati verdi negli altri siti italiani non ci convince affatto, c’e’ il rischio di avere un deposito nazionale e tanti siti contaminati.
La Basilicata è sempre al centro degli interessi della lobby nucleare:
I nuclearisti tornano ogni vent’anni in Basilicata. Nel 1963 con il centro Cnen, negli settanta con la proposta di una centrale nucleare in Trisaia e il deposito unico di scorie nei calanchi, nel 2003 con il deposito geologico di scorie a Scanzano, ora i nuclearisti vogliono affrettare i tempi.
Nel 2005 in Basilicata i nuclearisti ci aveva riprovato con un progetto su Ferrandina con un reattore a fusione nucleare del fisico Panarella, con una convenzione già firmata con l’Università di Basilicata (scoperta da Noscorie).Successivamente sono spuntati i traffici radioattivi sempre nei calanchi (oggetto di inchiesta della magistratura).
Non vogliamo in nessun modo che si creino emergenze nucleari per giustificare un deposito nazionale di scorie nucleari nei calanchi e nessuna soluzione tecnica per ubicarlo in Trisaia nell’ambito della ricerca Enea (ente attualmente coinvolto nella ricerca del deposito nazionale).Abbiamo chiesto con altre associazioni e movimenti il parco dei calanchi e la riconversione della Trisaia in facoltà universitaria per le energie alternative dopo la restituzione delle barre di Elk River agli Usa. Le due opzioni non sono state minimamente prese in considerazione dal presidente De Filippo.
Deludente infine il comportamento della restante classe dirigente politica lucana, poco incline ad assumersi alcuna responsabilità sulla questione nucleare lucana.
No Scorie Trisaia
1 comment Novembre 12, 2007
Le modifiche sui debiti (MPI)
| Ufficio Stampa | |
| Roma, 6 novembre 2007 | |
| Le attività di recupero dei debiti devono prevedere interventi di durata non inferiore a 15 ore. In aggiunta a questi si potrà utilizzare anche la quota del 20% delle ore riservate all’autonomia delle scuole; è prevista la “sospensione” del giudizio per chi allo scrutinio finale di giugno riporti insufficienze e la formulazione del giudizio finale dopo il superamento delle verifiche disposte dal Consiglio di classe entro l’inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo: questi alcuni degli aspetti contenuti nell’Ordinanza Ministeriale, che il Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni ha firmato, sentite anche le associazioni studentesche, dando attuazione alle disposizioni del decreto sulle attività di recupero scolastico.
Ecco in sintesi i punti principali:
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Add comment Novembre 6, 2007