No al numero chiuso
Agosto 30, 2007

Giornate intere passate sui libri, centinaia di euro spesi in manuali dell’alpha test o in costosissimi corsi di preparazione, bollettini d’ammissione da pagare..stiamo descrivendo l’estate tipo della/dello student* che abbia avuto l’insana idea di iscriversi ad una facoltà che prevede il numero chiuso!
Come ogni inizio d’anno, si ripropone lo stillicidio dei test d’ammissione per le facoltà a numero chiuso, con relativi patemi d’animo per le/i malcapitat* student* e, soprattutto, con un notevole esborso economico assolutamente ingiustificato.
Quella del numero chiuso è una realtà alla quale, purtroppo, ci stiamo lentamente abituando, tuttavia continuiamo a denunciare l’assoluta illegittimità di questa pratica, che va a sommarsi alle già moltissime difficolta con cui si devono giocoforza misurare le cosiddette “matricole”: tasse esorbitanti, alloggi, trasporti, libri, che costituiscono ostacoli, a volte insuperabili, all’accesso ai saperi per tutt*.
Regolamentato dalla legge n. 264/99, il numero chiuso avrebbe dovuto riguardare solo quelle facoltà che, necessitando di particolari attività laboratoriali e di tirocinio, non potevano accogliere un gran numero di student*. La ragione è tanto ovvia quanto desolante: non ci sono le strutture per garantire un adeguato svolgimento di queste attività, e come di consueto si è scelta la via più comoda: tagliare il numero delle/degli student*!
Il numero chiuso avrebbe dovuto, quindi, limitarsi solo a queste facoltà: Architettura, Scienze della Formazione, Veterinaria, Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Professioni Sanitarie.
Tuttavia, i numeri ci dicono che i corsi che prevedono un test selettivo prima dell’ammissione sono aumentati, dal 2001 al2006, del 320%! Com’è potuto succedere tutto ciò? E’ presto detto: alcuni passaggi sibillini della 264 hanno lasciato campo libero ai singoli atenei, che hanno ovviato a carenze strutturali e di personale docente, derivanti dalla cattiva gestione delle risorse, tagliando drasticamente il numero delle/degli student*.
Come spesso succede, “le colpe dei padri ricadono sui figli”, e così a dover pagare per le inefficenze del sistema universitario governato dai “baroni” siamo sempre noi, le/gli student*!
Denunciamo con vigore questa situazione, ribadiamo la nostra assoluta contrarietà ad ogni vincolo posto all’accesso al sapere, e ci impegniamo a promuovere iniziative di riflessione e di denuncia su questo fenomeno vergognoso, insieme alle/agli student* universitar*: l’unità dei soggetti in formazione, su questa come su molte altre questioni, è una condizione indispensabile al rafforzamento delle nostre rivendicazioni.
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