Riportiamo l’articolo di NotizieOnLine sull’evento di oggi al Comunale al quale parteciperemo come Unione degli Studenti.

Il coordinamento di Basilicata dell’associazione antimafia ”Libera” organizza domani, alle ore 19, presso il Cineteatro Comunale di Matera, un incontro pubblico dedicato alla memoria di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, i due giovani di Policoro (Matera) trovati morti il 23 marzo del 1988. Un tragico mistero.
All’incontro parteciperanno Olimpia Fuina, madre di Luca Orioli, don Marcello Cozzi, coordinatore regionale di Libera Basilicata, il giornalista Gianloreto Carbone, della trasmissione di Rai 3 ”Chi l’ha visto?”, e Pasquale Campagna, fratello di Graziella, assassinata dalla mafia in Sicilia il 12 dicembre 1985. Durante l’incontro, che ricostruira’ il giallo dei ‘fidanzatini di Policoro’, e’ previsto un collegamento in diretta con la trasmissione di Rai 3 ”Chi l’ha visto?” condotta da Federica Sciarelli (nella foto).
TUTTA LA STORIA
Sono state riaperte le indagini sulla morte di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, i due giovani di 21 anni trovati senza vita a Policoro (Matera) il 23 marzo 1988 nel bagno della casa della ragazza. Su questa vicenda, autentico mistero lucano e giallo a tinte fosche, si sono riaccesi i riflettori dopo alcuni anni di oblio. Sono due le Procure che stanno indagando, quella di Catanzaro (che si occupa anche di altre vicende in cui sono coinvolti magistrati lucani) e quella di Matera, competente per territorio. Un giallo reso complicato dalla conduzione delle indagini nei momenti immediatamente successivi alla scoperta dei due corpi, fatta dalla madre di Marirosa Andreotta, la signora Giannotti, che rincasava. I due giovani furono trovati senza vita in bagno, lei nella vasca lui per terra. Inizialmente si penso’ ad una morte accidentale dovuta ad una scarica elettrica. Questa frettolosita’ indusse a non compiere l’autopsia. I mancati accertamenti post-mortem hanno pero’ tolto dei punti fermi alla vicenda, facendo venir meno gli elementi di certezza sulle cause. E da li’ e’ stato tutto piu’ difficile.
I FIDANZATINI DI POLICORO - Sono passati alle cronache come i ”fidanzatini di Policoro” anche se probabilmente Luca Orioli e Marirosa Andreotta non facevano piu’ coppia, come appare dalle ultime lettere della ragazza al suo amato. Lettere in cui si parla anche di un segreto - e tale e’ rimasto - che lei gli avrebbe confidato con la certezza di essere da lui compresa (”una piccola parte di me che voglio cancellare per sempre” - scriveva). La sera del 23 marzo di 19 anni fa vengono trovati morti dalla madre di Marirosa, tornata da un concerto a Matera. E’ la donna a dare l’allarme. In breve la scena del presunto delitto si affolla di gente. Arriva anche il padre di Luca Orioli, chiamato dal parroco don Salvatore De Pizzo. Arrivano le forze dell’ordine. Gia’ in questo momento il caso dei due ragazzi prende la piega che non avrebbe dovuto prendere. Si fa strada l’ipotesi del fatto accidentale. Nella stanza c’e’ un caldo bagno. Si ipotizza allora un malfunzionamento dell’apparecchio da cui e’ partita una scarica elettrica. L’elettrocuzione - si penso’ - ha dunque causato un arresto cardiocircolatorio. Il caso viene chiuso subito. L’autopsia non viene disposta dal magistrato competente. I primi dubbi iniziano ad affiorare troppo tardi. Sui cadaveri dei due giovani in un’autopsia fatta dopo la riesumazione dei cadaveri ci sono dei segni che invece avrebbero dovuto far propendere per l’annegamento, anche segni di fratture. Nessun accertamento viene effettuato. Tre anni dopo un esposto dei familiari fa partire una denuncia. C’e’ un indagato, un amico della coppia, che poi verra’ prosciolto. E prosciolti sono stati anche tutti coloro (medici, periti, magistrati) che sono stati indagati per negligenze o per errori nell’attivita’ di indagine o di consulenza.
ALTRI MISTERI NEL GIALLO - Che i primi atti dell’indagine siano stati decisivi per il prosieguo e stato scritto nero su bianco anche dal governo. Rispondendo nel 2000 ad un’interrogazione parlamentare del deputato Vincenzo Sica, l’allora Guardasigilli Piero Fassino dichiarava che ”la complessa vicenda ha risentito in modo determinante dell’insufficienza degli accertamenti espletati nel corso dell’esame esterno dei cadaveri”. Altri elementi connotano l’oscuro giallo. Allegati agli atti ci sarebbe meno foto di quelle scattate sulla scena del delitto. Ed e’ stata messa in dubbio anche la certezza sulla paternita’ della foto. Circostanza che ha fatto sorgere l’interrogativo su chi e quanti fotografi abbiano scattato foto. L’ipotesi dell’elettrocuzione per causa accidentale, che e’ quella con cui il caso era stato archiviato, non e’ piu’ tenuta in considerazione. E nemmeno quella di un avvelenamento di ossido di carbonio per colpa dello scaldabagno, che per un tempo si e’ affacciata sulla scena investigativa, regge alla prova dei fatti. L’ipotesi del duplice omicidio e’ quella con cui il fascicolo e’ stato riaperto sulla base degli elementi nuovi presentati dalle famiglie, tra cui i traumi riscontrati nell’autopsia dopo la riesumazione.
PER FAMIGLIE SPERANZA DI GIUSTIZIA- Il clamore giornalistico e la riapertura del caso hanno ridato fiato alle speranze dei genitori dei due ragazzi che non hanno mai rinunciato a chiedere di fare luce sull’accaduto. Nel 1999 la loro sete di giustizia si era fermata perche’ l’istanza di non archiviare il caso era stata dichiarata non ammissibile. L’attenzione giornalistica resta molto elevata. E sul caso sono due le Procure che indagano. Il sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi De Magistris, stava indagando sui presunti intrecci di interessi e favori tra magistrati, politici ed imprenditori in Basilicata quando tra le mani si e’ ritrovato anche questa vicenda su cui stanno indagando i carabinieri di Policoro. La Procura di Matera, con il pm Rosanna De Fraia, ha ripreso gli accertamenti sulle modalita’ dell’accaduto dopo i fatti nuovi che propendono per un’ipotesi di duplice omicidio. La speranza delle famiglie, come evidenziato dai loro locali in alcune trasmissioni televisive, risiede sia nella possibilita’ che chi sa parli ma soprattutto nella possibilita’ che le nuove tecnologie di analisi scientifica offrono. A cominciare da un sopralluogo ispettivo dei Ris nella casa del giallo nonostante. Troppo tempo e’ passato, quasi venti anni. E cio’ rende maggiormente inaccettabile non sapere se i due ragazzi sono stati uccisi e perche’. Due ragazzi che si volevano bene, frequentavano la parrocchia e gli amici, andavano all’Universita’ e guardavano alla vita con fiducia.